sabato 7 febbraio 2015

Per amore o per forza - Cristina Morini

Questa recensione è apparsa per la prima volta su Leggere Donna, n. 153, 2011.

Cristina Morini, Per amore o per forza - Femminilizzazione del lavoro e biopolitiche del corpo, Verona, ombre corte, 2010.

 Quattro donnine di carta si tengono per mano sulla copertina del libro di Morini, un saggio fondamentale per capire come la precarietà abbia trasformato la vita delle donne e degli uomini e come da essa si possa iniziare ad uscire. Come sottolinea Judith Ravel nell'introduzione, la ricchezza del libro sta nella sua "dimensione d'inchiesta", che permette una visione radicata nella realtà odierna.
Queste donnine di carta sono paradigmatiche in quanto rappresentano una specie di paradigma della condizione lavorativa attuale, delle donne ma anche degli uomini. Infatti con il termine stesso di 'femminilizzazione', come ci dice l'autrice, "si intende non solo l'espansione quantitativa delle donne sul mercato del lavoro, ma anche la messa in produzione dell'attitudine alla relazione e alla cura, storicamente più marcate tra le donne, addestrate per secoli nel ruolo riproduttivo". Per esempio i lavori nei call centre richiedono quella predisposizione all'altro che culturalmente le donne sono educate a sviluppare, ma nei call centre non lavorano solo donne. Agli uomini è quindi richiesto di sviluppare quelle 'qualità' che un tempo venivano relegate alle donne. Il mercato del lavoro si sta trasformando e si sta attualizzando quello che Morini definisce come "un processo di soggettivazione del lavoro".


Lo studio si snoda su cinque capitoli, ognuno dei quali indaga un aspetto della questione. Nel primo si tratta della precarietà, di come essa abbia spazzato via ogni punto di riferimento e di come porti il soggetto a sperimentare un senso costante di transizione. Alla luce di questo discorso, Morini indaga inoltre i limiti del pensiero della differenza sessuale italiano, che ha forse impedito ad un certo femminismo di rapportarsi con questa realtà cangiante delle donne, "penso (…) che il problema principale, per le donne, sia quello di osservare i meccanismi del potere, nel tempo e nella storia". E ancora, "non è forse venuto il tempo che il femminismo si occupi anche dell'ordine sociale?" La precarietà ridisegna continuamente i contorni del sé, mentre il pensiero della differenza, così come è stato rielaborato, sembra risieda in una dimensione atemporale e per questo non è in grado di leggere e trasformare adeguatamente la realtà. 


Il secondo capitolo ha a che fare con la femminilizzazione vera e propria del lavoro nell'ambito del capitalismo cognitivo. Si tratta di uno scarto sostanziale, che porta ad un'inedita forma di schiavitù in concomitanza con "lo smantellamento progressivo dello stato sociale". Ecco che quindi "il nostro agire complessivo diventa, sempre più vistosamente, un lavoro produttivo", per cui il tempo di lavoro e il tempo di non lavoro non sono più distinguibili come nel passato e il lavoro entra prepotentemente a far parte della nostra vita a tutti gli effetti. Una possibile soluzione a questa empasse potrebbe essere, oltre ad una riattivazione del welfare, il reddito di sussistenza, "forma minima di riequilibrio economico di tutto ciò che ci viene chiesto di spendere, quotidianamente, sul mercato del lavoro attuale".


Il terzo capitolo affronta la questione corpo, una questione che da tempo sta al centro degli studi femministi e delle scienze sociali. A questo proposito Morini individua una tensione fra l'apparire e l'essere, non tanto nel senso classico del termine, ma quanto nel senso di dover, al giorno d'oggi, interpretare un ruolo, "divenire personaggio tutti e sempre". La relazione fra corpi e precarietà, fra produzione e identità muta secondo nuovi dettami ed i corpi, in particolare, entrano a pieno titolo a far parte della "dimensione produttiva". Di conseguenza la questione legata all'erotismo e alla sessualità diviene strategica per il mercato e porta alla quasi dissoluzione dei ruoli di prostituta o non prostituta. Il corpo si fa merce e il biocapitalismo trasforma la vita stessa delle persone e, in particolare, delle donne. Costola fondamentale di questo discorso è il lavoro di cura non retribuito, un lavoro che appartiene alle donne da secoli e che resta in qualche modo la chiave di volta della situazione. 


Il quarto capitolo indaga il rapporto alterato con il tempo, con la costatazione che gli orari di lavoro sono in crescita e la qualità stessa del lavoro si è trasformata e a iniziato ad includere la sfera emozionale: "il lavoro emozionale coinvolge moltissimi settori, tutti quelli che hanno come obiettivo la produzione non di beni materiali ma di benessere". L'ultimo capitolo svela il trucco attuato dal capitalismo e dalla femminilizzazione del lavoro: se un tempo ci si batteva per portare più donne al lavoro, ora il lavoro delle donne, come il lavoro di cura e il lavoro domestico, sono divenuti quasi dei paradigmi per il biocapitalismo, "il modello della cura diviene allora una strategia di governo della complessità (...). (...) si assiste alla generalizzazione del codice della cura, la cui sintassi può uscire dalle case e proporsi al mondo".

venerdì 19 dicembre 2014

Christmas?


Il Natale? È solo un altro modo per tenerci buoni/e!

lunedì 15 settembre 2014

difficult to find


difficult to find [difficile da trovare]

- Mi piacerebbe molto leggere i tuoi saggi, mia cara, ma, sai, sono così difficili da trovare, pubblicati come sono da case editrici oscure e non ben distribuiti!
- Perché non me ne chiedi una copia?

domenica 15 giugno 2014

Il mondo deve sapere

Michela Murgia, Il mondo deve sapere, Milano, ISBN, (e.o. 2006) 2010.

Nato come blog, questo testo è presto divenuto un cult, in quanto uno dei primi a rivelare ciò che si cela dietro e dentro i call centre, luoghi esemplari (su questo aspetto ci sarebbe da approfondire, ma per ora non lo faccio) del lavoro postfordista, ossia di quel lavoro che caratterizza la società odierna e che, a differenza di quello fordista, fatto di una divisione abbastanza netta fra tempo di lavoro e di non lavoro, oltre che di un contratto nazionale che garantiva dei diritti, scardina e mescola la divisione di cui sopra e azzera la questione dei diritti con contratti che fanno acqua da tutte le parti. È scritto benissimo e con ironia al vetriolo.

È un testo autobiografico dove la protagonista dal nome fittizio di Camilla racconta la sua vita all'interno del call centre della Kirby, un'azienda statunitense che promuove la vendita porta a porta di un aspirapolvere supertecnologico. Vi sono le telefoniste (tutte rigorosametne donne) che devono convincere le casalinghe a prendere un appuntamento in modo che gli addetti (quasi tutti uomini) alla vendita possano mostrare di persona l'aggeggio. L'organizzazione funziona secondo regole di marketing estremizzato e surreale dove riunioni motivazionali vengono affiancate da un training che insegna come parlare, "mai porre una frase in modo negativo. La parola no non deve mai comparire in nessuna delle sue varianti", a sorridere (perché al di là della cornetta si vede e si sente se uno sorride oppure no) e a gestire ogni tipo di obiezione: "quando la signora espone un suo dubbio o problema, dichiarate esplicitamente di condividerlo, perché vivere le stesse situazioni avvicina le persone e la signora deve vedere in voi un'amica che la capisce".

Ricalcando il blog, il libro è composto da brevi articoli titolati in modo significativo e sempre, sempre con un sarcasmo azzeccatissimo. I nomi dei personaggi rendono perfettamente l'atmosfera, BillGheiz è il capo, Hermann l'addetta alla supervisione delle telefoniste, gli Shark gli addetti alla vendita e così via. Agghiacciante è la descrizione di come venga fatta pressione sulle telefoniste per far aumentare la loro produttività: si esalta la più brava non tanto per ripagarla del lavoro fatto, quanto per far sentire le altre delle persone insignificanti e per licenziare quelle che proprio non riescono a migliorare il loro rendimento, "a nessuno di questi cosiddetti perdenti viene dato modo di salutare i colleghi, per timore che abbiano a svelare le loro demotivanti motivazioni al gregge delle 'persone di successo'. Così spariscono venditori e spariscono telefoniste". 

Come sottolinea Murgia stessa in questo video, il contratto a progetto permette la "manipolazione delle relazioni" e la possibilità di ricattare i lavoratori senza che essi possano ribattere, cosa che avviene anche in professioni considerate 'più nobili' come quella dei giornalisti. Da questo libro è stato tratto il film di Paolo Virzì, Tutta la vita davanti, di cui parlerò in un altro pezzo.


venerdì 2 maggio 2014

about

I am a precarious knowledge worker.
I belong to the generation that the ex Italian Premier Monti defined 'lost generation', because it is without hope and future.
Being precarious is my weakness, being aware of that is my strength.
Is it possible to change things? Yes and no. We need to work on images and deconstruct some power dynamics.
Comics are exemplary in this sense, because they are capable of expressing even complex concepts in a direct way (combining visual and verbal languages). Drawing (I am a self-taught cartoonist) has been with me since childhood and has always represented a tool to critically elaborate reality (here a small example that deals with dance and, more specifically, with dance writing, one of the fields I am interested in).
I am a lot of other thngs, here a more 'official' overview.
For info you can write at the following address: theps09@gmail.com

Sono una lavoratrice precaria della conoscenza.
Appartengo alla generazione che Monti ha definito la 'generazione perduta', quella senza speranza e senza futuro.
La precarietà è la mia debolezza, esserne consapevole è la mia forza.
È possibile cambiare le cose? Sì e no. Occorre lavorare sull'immaginario e decostruire certe dinamiche di potere.
Il fumetto è esemplare in questo senso, perché capace di esprimere in modo diretto (coniugando linguaggio visivo e verbale) anche concetti complessi. Il disegnare (sono autodidatta) mi accompagna da piccola e si è sempre rivelato uno strumento di elaborazione critica della realtà (qui un piccolo esempio che concerne la danza e, più nello specifico, lo scrivere sulla danza, che è uno dei campi di cui mi occupo).
Sono molte altre cose, qui un panorama più 'ufficiale'.
Per info potete scrivermi a: theps09@gmail.com


giovedì 1 maggio 2014

may day


L'unica cosa che dovremmo festeggiare oggi è il fatto che una volta avevamo un lavoro (decente)!!

numeri 4 e 5 di Aspirina

Continuano le avventure della p.s. sulla rivista aspirina. Qui il link al numero invernale. E qui il link all'ultimo numero, il 5, quello di primavera!!!

http://www.zonelibere.net/images/zonelibere/aspirina_satira_femminista.jpg